News

Safer Internet Day. Con quali nuovi rischi ci dobbiamo confrontare?

Azzerare le distanze utilizzando la rete, i social, le app di messaggistica e svagarci durante il tempo concesso da questa situazione di isolamento sociale, è stata ancora di salvezza per tanti di noi.

La pandemia ha aumentato drasticamente l’utilizzo della tecnologia ma con la  stessa velocità ci ha esposti, specialmente i più giovani, ai pericoli che la “vita online” comporta.

In occasione delle giornate internazionali del “Cyberbullismo” del 7 febbraio e del “Safer Internet Day” del 9 febbraio, vogliamo fare la nostra piccola parte, portando alla luce quelli che sono i fenomeni violenti che purtroppo sempre più dilagano nel web, colpendo i più deboli.

Non siamo educatori, lasciamo parlare ai giovani coloro che per professione lo sanno fare meglio di noi. Desideriamo però condividere le nostre perplessità e provare a rendere il web un posto migliore attraverso la nostra arma più efficace: creare consapevolezza e diffondere una corretta Cultura Digitale per chi come noi, in quanto adulti, genitori e zii desiderano proteggere chi è maggiormente esposto a queste dinamiche.

Partiamo nel capire quali sono questi socio-fenomeni pericolosi, alcuni divenuti veri e propri reati, e perché sono così diffusi.

Cyberbullismo

Liberi dagli sguardi e dai giudizi altrui, affidiamo alla rete i nostri pensieri e commenti, non curanti delle conseguenze che le nostre pubblicazioni potrebbero avere su chi le legge e chi ci sta intorno.

Su questo presupposto il cyberbullismo ha trovato terreno fertile: quattro ragazzi su dieci appartenenti ad una fascia di età tra i 12 e i 16 anni si imbattono in episodi di cyberbullismo navigando in rete o utilizzando i social media. È quanto emerge da una ricerca condotta dalla Polizia Postale.

Tale condotta di prevaricazione digitale viene considerata e punita come un reato dalla Legge 71/17 “Disposizioni a tutela dei minori per la prevenzione e il contrasto del fenomeno del cyberbullismo”.

Per quanto sia una misura a tutela dei più deboli, il problema del cyberbullismo non può essere affrontato solamente con la messa alla gogna del responsabile, senza considerare l’illecito come conseguenza di un contesto ben più ampio, dove di fatto la mancanza di consapevolezza e di controllo ne sono il punto di partenza.

Revenge Porn

Forma avanzata di cyberbullismo è il Revenge Porn o Pornovendetta, vale a dire la diffusione illecita, non consensuale, di immagini o video intimi, con l’obiettivo di screditare la vittima.

Il rischio è di generare ulteriori condotte illecite quali ingiurie, minacce, stalking ed estorsione che possono portare, in casi estremi, sino all’omicidio o suicidio, come confermano ben noti tristi casi di cronaca.
Nel 2019 la Polizia Postale ha raccolto:

  • 81 denunce per detenzione e diffusione di materiale pedopornografico.
  • 141 le vittime di ingiurie, minacce e molestie online.
  • 19 vittime di sextorsion.

Dal 19 luglio 2019, in Italia il Revenge Porn è reato: la normativa prevede pene detentive e riconosce responsabilità anche a chi condivide i contenuti ricevuti da terzi.

Ricerche in merito evidenziano che 3 vittime su 4 sono donne, spesso minorenni. Nella maggior parte dei casi ad agire sono ex-partner, guidati dalla vendetta e dalla volontà di arrecare danno all’altra persona.

Come mai foto e video così personali arrivano in mani sbagliate?

A volte siamo noi stessi a mettere in circolazione contenuti estremamente privati, altre volte ci vengono a tutti gli effetti rubati. Anche in questo caso, una cultura digitale appropriata, per un utilizzo consapevole delle tecnologie, può evitare fenomeni rischiosi come il Sexting.

Si tratta della produzione e condivisione via chat di immagini o video intimi. Tale fenomeno viene vissuto dagli adolescenti come dimostrazione di amore e fiducia nei confronti del proprio partner e rientra nel naturale processo di scoperta della propria identità.

Accade però che questi contenuti possano venire divulgati appositamente, con il risultato che l’amato interlocutore si riveli in realtà uno spietato carnefice.

Il modo più sicuro per contrastare questo fenomeno è la prevenzione e un utilizzo consapevole della rete: anche se ci fidiamo del destinatario. è sempre meglio esercitare la massima dose di prudenza ed evitare di lasciare in mano ad altri foto e video che non vorremmo fossero condivisi all’esterno.

Social Challenge

Secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza, il 95% degli adolescenti italiani ha almeno un profilo sui social network. Intorno ai 12 anni i ragazzi aprono il primo profilo: il 69% ha un profilo su Facebook, il 67% in Instagram, il 66% su YouTube.

Le Social Challenge sono un fenomeno recente, nate per gioco nei social network per solleticare la competizione, accumulare like, follower ed ottenere visibilità. Ma è bastato poco per passare dal divertimento al rischio: prove di resistenza per sfidare la sorte come tagliarsi le vene, salire sul letto di un palazzo. arrampicarsi su un cornicione, guidare un’auto ad occhi chiusi o legarsi un laccio intorno al collo e resistere più tempo possibile possono diventare letali. Sono molti ormai i casi di cronaca che purtroppo lo dimostrano, anche recenti.

I fattori che rendono queste sfide pratiche famose e di successo tra i ragazzi sono diversi: intrattenimento, definizione della propria identità, senso di appartenenza e moda.

Dove finiscono le nostre informazioni?

Negligenze nella gestione delle proprie informazioni, possono compromettere seriamente la privacy e la reputazione dei più giovani: se trascurata può diventare terreno fertile per fenomeni come quelli appena descritti, il Cyberbullismo, il Sexintg e il Revenge Porn.

Internet ha una memoria infinita

Prima di pubblicare un post o inviare o un video in un Social Network o in una app di messaggistica istantanea, dobbiamo essere consapevoli di una cosa: quell’informazione rimarrà per sempre e non sappiamo dove finirà.

Internet si impossessa di tutto quello che noi gli condividiamo, sottraendo il controllo al legittimo proprietario. Inutile provare a tornare indietro e cancellare, quell’informazione si sarà già dissolta nell’infinita memoria di Internet.

Internet è anonimo

I bambini e i ragazzi più giovani, mancano della malizia che noi adulti abbiamo maturato nel tempo; non gli è naturale essere diffidenti e tanto meno riescono a comprendere l’idea che dietro ad un account apparentemente amico possa celarsi una persona pericolosa, intenzionato a fargli del male. Dobbiamo spiegare ai più giovani l’importanza di essere sospettosi.

Come affrontare questi nuovi rischi online?

Accettare che il rassicurante cortile sotto casa abbia lasciato il posto ad un contesto digitale, globale e locale, dove il gioco ora si fa nei social network, è il primo passo.

Essere educatori in un contesto come questo vuol dire innanzitutto confrontarsi con problemi nuovi, per i quali a volte non siamo preparati.

La scuola come spazio educativo è sicuramente il posto più adatto per parlare ai ragazzi in  modo diretto, molto si sta già facendo, come il progetto “Social Warning – Movimento Etico Digitale (https://socialwarning.it/).

Noi, in quanto adulti, iniziamo con il renderci conto e conoscere meglio questi fenomeni che dilagano tra i più giovani.

Poi, come ci insegna la nostra esperienza nella cybersecurity, troviamo rimedio ai rischi nel confronto diretto con le persone, in questo caso i ragazzi che utilizzano quotidianamente la tecnologia,

Trasmettergli una Cultura Digitale adeguata a loro, gli consentirà di utilizzare i social, gli smartphone e il web in modo più consapevole, non rinunciando ai loro interessi.

Non è eliminando l’utilizzo della tecnologia o chiudere un profilo social che i problemi ad essi connessi troveranno soluzione. Bensì dando esempio della corretta condotta da seguire e spiegando il giusto approccio alla “vita online”, affinché web e social network non nuocciano a noi stessi e agli altri.

Safer Internet Day. Con quali nuovi rischi ci dobbiamo confrontare?